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Dalla Russia a Pescantina e dal Polo Sud alla Terra Adelia: un uomo e una donna senza paura alla ricerca della libertà
Camminare per vivere
I “percorsi forzati” del novantenne Agide Masi reduce dai campi di prigionia russi dell’ultima guerra e la straordinaria impresa solitaria di una esploratrice francese che ha percorso 3000 chilometri in 73 giorni sui ghiacci dal Polo Sud sulle orme di James Cook.

Sono la parte di solito più sottovalutata del nostro corpo ed invece nei piedi sono racchiuse tante di quelle risorse da rendere fondamentali quelle che si rivelano tutt’altro che appendici, ma veri e propri “veicoli” con i quali è possibile, dotati di una grande forza di volontà, compiere imprese eccezionali. Ce lo racconta l’esploratrice francese Laurence de la Ferriére nel suo avvincente libro “A piedi sul ghiaccio” edito da Corbaccio (Lire 30.000 - Euro 15,49) e nel quale la donna racconta la mirabile esperienza di aver percorso da sola tremila chilometri in 73 giorni dal Polo Sud alla Terra Adelia. Nata a Casablanca nel 1957 l’autrice, che vive a Chamonix con le sue due figlie, ha scoperto la montagna a vent’anni ed ha rinunciato alla medicina e alla musica per conquistare le più alte vette della terra stabilendo nel 1992 il record femminile d’alta quota senza ossigeno a 8700 metri sull’Everest, mentre le sue esplorazioni polari sono iniziate nel 1995 attraverso le Svalbard e poi la Groenlandia fino ad incontrare l’Antartico nel 1997 sulle orme di James Cook. Con i piedi si può dipingere, con i piedi si possono raggiungere le mete desiderate, con i piedi si possono falcare pianure, esplorare e attraversare giungle e deserti.Camminando il paesaggio diviene parte della persona stessa che affida al podismo i propri ideali e le proprie ambizioni. Camminare, insomma non è solo movimento, ma tutta salute, prevenzione e cura delle malattie, pompa del cuore, sgorga stress, desiderio di conquista e spesso camminare serve a salvarsi la vita. Ed è un uomo a confermarci quest’ultima realtà che con Laurence de la Ferriére ha molto in comune: la volontà e la forza d’anima, nonché uno spirito robusto per non dire granitico. Compie infatti 90 anni nel giorno dell’Epifania 2002 il “grande vecchio” evergreen Agide Masi,un uomo che durante l’ultima guerra fu prigioniero in Russia dove svolgeva attività di contadino coltivando patate e tornò nella sua Voghenza, un paese della Bassa Padana, nella campagna ferrarese, solo a Liberazione avvenuta. “ Quanto ho camminato – ricorda Masi - ed ancora adesso mi sembra di non poterne mai fare a meno come allora nonostante le gambe non siano più quelle di un tempo. In prigionia la nostra risorsa era nei piedi che nonostante le calzature inadeguate ci dovevano sostenere - confida - Camminare era la nostra sfida alla reclusione e affidavamo al movimento e ai percorsi forzati tutte le nostre speranze. Molti dei miei compagni che erano riusciti a fuggire vennero addirittura in Italia a piedi e con la zappa in mano facevano finta di tornare dai campi per non dare nell’occhio via via per chilometri di regione in regione fino a giungere in patria”. Fatto prigioniero a Trieste l’8 settembre del 1943 Masi fu trasportato in Germania, sul baltico a Kamin dove lavorava in un’azienda agricola di Von Keller e dove rimase per un anno e quattro mesi quindi fu mandato sul fronte russo a Martin Zaghen a costruire le fosse anticarro sul confine con la Polonia e dopo vari bombardamenti fu fatto prigioniero dai russi e portato dalla Polonia ancora in Russia prigioniero in un campi di concentramento con 6000 tedeschi dove rimase fino alla fine della guerra. “Alla liberazione fui trasferito poi in un campo di rimpatrio a 30 chilometri da Minsk in Ucraina e da lì sono ritornato nell’ ottobre del 1945 in tradotta dall’Ucraino fino a San Valentino in Austria e consegnato agli americani. In Italia infine arrivai in un punto di accoglienza a Pescantina in provincia di Verona e poi in Ottobre Novembre finalmente a casa”. Ammiratore di Laurence de la Ferrière anche se non la conosce di persona, Agide Masi, falegname di professione e che di strada ne ha fatta dentro e fuori la sua bottega e attorno al bancone di lavoro, ha vissuto un’esperienza che suona proprio come un gemellaggio con l’intrepida donna che delle proprie ali ai piedi scrive” Questo mondo irrigidito dal gelo cambia di continuo con lo scorrere delle ore…” Da ieri non sento più i piedi, eppure cerco di proteggerli il più possibile. Le calze sono protette da un sacchetto di plastica sul quale infilo un pesante calzettone di lana grezza. Quando proprio non ne posso più mi fermo…mala sensazione di fare qualcosa di grande nel campo dell’esplorazione , quella vera, è terribilmente esaltante. E il mettere per primi i piedi in qualche luogo è un privilegio straordinario! Non è la gloria ad attirarmi, piuttosto aspiro ad essere il tramite di una migliore conoscenza del mondo”.
 
di Michela Pezzani
 
Da La Nuova Ferrara, giovedì 3 gennaio 2002
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