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“Una gran quantità di realtà si condensa nelle sue poesie”
di Michela Pezzani (L’Arena maggio 2001)

El Poeta tiene tra le braccia Francisco, Concepcìon  e Isabel.Ha novantun’anni e l’entusiasmo di una ragazzina. Esile, elegante, snella, cordialissima. La voce decisa a tratti basi e sfumata, gli occhi vivaci, i capelli grigio argento che le incorniciano il volto radioso, l’abito fantasia di seta chiaro cosparso di mazzetti di fiori color glicine, i piccoli orecchini a scudo, un prezioso anello all’anulare sinistro, un semplicissimo cerchio d’oro al braccio destro e un grande medaglione appuntato sul collettino a foulard. E’ Isabel Garcia Lorca, la sorella del grande poeta spagnolo Federico e la incontriamo nel suo appartamento di Madrid, in Avenida Alfonso 13°, dove ci ha accolto con affetto e una punta di infantile curiosità verso chi è venuto apposta dall’Italia per conoscerla. La somiglianza con il fratello del cuore è straordinaria, la linea del naso, la stessa luce negli occhi, lo stesso modo di atteggiare la bocca e ci pensa subito lei, la dolcissima signora, a stemperare la sua e la nostra visibile emozione facendoci accomodare con fare naturale e familiare nel suo salotto, come se ci avesse sempre conosciuti e fossimo venuti a far visita alla “cara vecchia zia”. Isabel comprende bene l’italiano , ma non lo parla ed è al suo spagnolo armonioso che affida l’oceano di ricordi , limpidi, indelebili e densi quando ripercorre i sentieri della memoria come se il tempo non fosse mai trascorso e ieri fosse oggi, oggi fosse ieri. La conversazione diventa subito coinvolgente quando il racconto di una vita inizia con uno degli episodi a lei più cari, quando aveva diciassette anni e suo padre le permise di fare un viaggio, Isabel mentre scrive la dedica sul libro di poesie.da sola, a bordo di una grande nave da crociera. Un momento epico di libertà e indipendenza. “Questa cartolina è del 1933 e l’ho spedita a mio padre – ci mostra Isabel dopo essere andata in camera da letto a recuperarla dall’album - La crociera è durata sei settimane, ma non ricordo il nome del transatlantico. Durante quel viaggio ho scritto anche a mio fratello Federico che si trovava a Madrid.Stava preparando il suo viaggio in Argentina e aveva già nella mente l’idea di Yerma. Siamo stati fortunati con i nostri genitori perché ci davano completa libertà - svela Isabel -Tra me e Federico c’era differenza di età, ma uscivano spesso insieme ed avevamo molti amici in comune. Ero molto legata a mio fratello e parlavamo di tutto, andavamo ai concerti, si amava la musica “tremendamente” – specifica ridendo - ed ancora adesso ne ascolto tanta. La musica è un mistero e basti pensare a come sia stato possibile per Beethoven “cabeza” la Nona Sinfonia! L’arte ha accompagnato sempre la nostra vita e l’ambiente in cui ho vissuto aveva grande considerazione per la letteratura, la poesia, la musica, la pittura e la consideravamo una cosa “normal”. Mi ricordo ad esempio di quando Manuel de Falla si presentò a casa nostra a Madrid alle dieci del mattino a cercare Federico, ma lui ancora dormiva. Aveva con sé una partitura a quattro mani e mi chiese di far svegliare mio fratello perché dovevano provare il pezzo insieme. Fu uno spettacolo unico – scoppia a ridere Isabel – Fu una cosa fenomenal. Era tutto molto naturale.



Federico Garcìa Lorca al piano.Mio fratello arrivò e mentre la cameriera continuava a fare le pulizie e a spolverare i mobili, loro si misero al piano. Federico allora dapprima dava una sbirciata allo spartito e poi si lasciava adante ad improvvisare sulla tastiera e De Falla lo teneva a bada dicendogli ”E’ molto bello Federico, ma ti prego torniamo al testo”. Andarono avanti per quasi due ore ed io li ascoltavo seduta in poltrona dietro di loro. Era il 1931. Mi colpì molto in seguito una frase che De Falla scrisse come lettera di presentazione per Fedrico da consegnare ad una importante amica cubana, Maria Bunioz, la direttrice della rivista Musicalia. Il messaggio diceva che quando una persona conosce bene la musica e quando Dio ha dato il dono di sposare l’arte, è la cosa più importante. E Federico, come De Falla aveva ricevuto questo dono, un dono assolutamente necessario per vivere”. Mio fratello aveva una sensibilità musicale molto spiccata e prendeva ispirazione dai canti della gente, Isabel e sua nipote Maria.dai brani della tradizione popolare e un giorno accadde un fatto molto curioso – prosegue Isabel – Lui aveva fatto un’escursione molto lunga per raccogliere canti folcloristici e tra questi ce n’era uno in particolare che si intitolava Andajaleo e lo cantò a Manuel De Falla, ma lui diceva che non era popolare e allora Federico si arrabbiò molto e siccome l’altro ribadiva il contrario, un bel giorno prese la macchina di mio padre e andarono insieme nel piccolo paese dove viveva questa donna che intonò loro dal vivo questa canzone”. “ Federico era una persona molto sensibile e attenta a tutto ciò che gli accadeva intorno – ricorda Isabel –Non sprecava un momento della sua vita e osservava silenziosamente, non parlava molto, ma assorbiva il mondo circostante. Era un grande riconoscitore e amava il confronto con gli altri artisti e con tutte le persone di ogni classe sociale e non faceva mai differenze tra ricchi e poveri”. L’amore, la vita, la morte, il silenzio e la corrida, il mare: ecco allora che attraverso i momenti più significativi della poesia di Federico Garcia Lorca, Isabel si lascia andare ad una sorta di canto corale, espressione di colei che non ha vissuto di riflesso del fratello, ma ne ha condiviso con complicità l’ispirazione e l’opera poetica.



Poesie Inedite con dedica di Isabel.“Hanno detto tante cose di lui e lo hanno descritto anche in modo falso – stigmatizza Isabel - ma posso dire soltanto che quando lui entrava in una stanza l’atmosfera dell’ambiente cambiava e non faceva più né caldo né freddo, faceva soltanto Federico. Era una persona speciale e non lo dico perché era mia fratello. E’ impressionante la quantità di realtà che si condensa nelle sue poesie , una realtà in continua trasformazione e che coinvolge sia gli animi che le cose. La poesia non è astratta, ma qualcosa di vero, concreto, che marcia per la strada. Era un nottambulo e scriveva fino all’alba e poi dormiva fino a tardi la mattina e si alzava prima di pranzo. Quando eravamo in campagna, a Granata, dopo mangiato suonava la chitarra e cantava e poi si metteva di nuovo al lavoro, concedendosi una passeggiata verso il tramonto in riva al fiume nei pressi della casa di nostro padre. Tutti insieme con mamma e papà poi si andava anche in montagna in un posto dove ci sono le acqua termali e la sera nei momenti di svago noi ragazzi preparavamo dei bellissimi spettacoli di burattini che Federico costruiva e animava in vere e proprie commedie casalinghe con tanto di quinte e sipario. L’improvvisazione teatrale era un’altra delle sue passioni e il personaggio che prediligeva era Don Cristobal.


Isabel Garcìa Lorca.Mi sembra ancora di vederlo quando si inventava i copioni e gli altri attori impegnati nella recita si agitavano perché facevano fatica a stargli dietro e non sapevamo mai cosa stava per accadere di scena in scena. E lui, Don Cristoobal, una specie di Pulcinella, selvaggio come era e con la clava in mano, imperterrito si divertiva a picchiare le altre maschere. Erano spettacoli bellissimi. De Falla li accompagnava al pianoforte ed altri musicisti nostri amici suonavano con lui il violino, il clarinetto e il flauto, insomma una piccola orchestra… e talvolta per far suonare il piano come un clavicembalo, Manuel De Falla metteva dei pezzi di carta o addirittura di spartito tra le corde. Quando c’era spettacolo avevamo molti invitati e si facevano le cose davvero in regola, con tanto di invito e i due saloni comunicanti di casa nostra diventavano un vero palcoscenico ed una vera platea”. Come un delfino che si tuffa e riemerge dalle onde Isabel quindi continua il suo affascinante racconto e sospira. “Ora tutto il teatrino di Federico è custodito in una grande cassa di legno. E’ molto prezioso e peccato che non esista un museo dedicato a Federico Garcia Lorca dove possa essere esposto insieme a tutti gli altri oggetti che gli appartenevano, compresi le tute blu, tipo quelle dei meccanici, che lui e gli altri attori indossavano in queste occasioni”. E la corrida? - le chiediamo - piaceva a suo fratello? “Nostro padre è stato direttore della Plaza de Toros di Granata – risponde – ma Federico non andava spesso, però gli piaceva. So che molte persone la disprezzano e la considerano violenta, ma per noi in Spagna la corrida è un’antica tradizione di grande significato che mette in gioco il simbolo della vita e della morte. Federico l’ha descritta molte volte nelle sue poesie e ci sono due parole che non possono essere tradotte in altre lingue perché il loro significato ha senso solo per noi spagnoli: Palabra Duende. Il duende è qualcosa che non si può ripetere e descrivere – sottolinea Isabel – Il torero de capa “tiene duende”, Isabel Garcìa Lorca.un carisma irripetibile come le onde del mare… Il duende è qualcosa che un giorno si può avere e il giorno dopo no. Solo un altro termine può stargli a fianco ed è “angel”, che corrisponde allo stato di grazia, una grazia speciale. Il gioco e la teoria del “duende” sono una filosofia, cosa di cui i toreri dei nostri giorni non sono più interpreti”. Il tempo sembra davvero non avere sponde nella bella stanza della memoria e alle spalle di Isabel il grande quadro di Salvador Dalì e la grande libreria zeppa di volumi e fitta anche di oggetti e foto in cornice narrano per immagini il percorso di un’intera esistenza, l’esistenza di una famiglia privilegiata che però non si è mai arroccata dietro il vanto dell’esclusività nonostante il meglio del mondo artistico mondiale, da Bunuel a Dalì, da De Falla a Picasso, fosse di casa tra quelle mura. ”Siamo stati fortunati” sussurra Isabel ed un senso di grande razionalità e dignità, frutto di una profonda sofferenza, diventa espressione contenuta e dignitosa quando il discorso tocca la tragica sorte dell’amato fratello, arrestato perché di sinistra e fucilato all’alba il 19 agosto 1936 dai poliziotti mobilitati per ordine del governo civile durante il regime di Valdes, insieme ad un maestro elementare e a due banderilleros. ”Il corpo non è stato mai più ritrovato” scuote la testa Isabel e la sua risolutezza mista a tenerezza è come la noce prigioniera nel guscio.
 

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