Il "maneros" è il
lamento funebre che Iside canta accompagnandosi con il "sistro" mentre
cerca, nella palude, i pezzi di Osiride. E' l'amore per la
comprensione o la comprensione dell'amore.
Un grande amore e il timore di perdere per sempre pezzi di
vita di grande valore umano, culturale e artistico. E' questo
che ho sentito leggendo "La campana sommersa".
Michela Pezzani ci regala, in queste pagine, una miriade di
preziose e rare notizie storiche, di emozioni, di sensazioni
e osservazioni che sembrano ovvie ma che di ovvio hanno solo
la consapevolezza di quanto poco valore si attibuisce alla
nostra storia.
Non la storia scritta sui libri di testo, spesso mistificata,
bensì quella di tanti momenti della nostra cultura popolare,
che diviene vera opera d'arte.
Tessere di un mosaico di memoria che si sta sgretolando e che
Michela considera vitali per la sua anima curiosa.
Anche lei, così provata dalla superficialità umana,
canta il suo "maneros". Il dolore non la ferma, la
menomazione ad opera di medici senza scrupoli, a mio avviso
criminali, la spingono a cercare disperatamente altre luci,
altri segreti messaggi con passione e con la pazienza di chi
ha sofferto a lungo.
Anche questo credo si possa definire amore.
Questo romanzo (?) saggio (?) è uno stimolo alla ricerca:
delle nostre storie, delle storie della gente, per non dimenticare.
Mentre leggi sei preso dalla voglia di sapere dove sono finite
tante tessere di quel mosaico. Per la sottoscritta,
da molti definita "l'interprete della
memoria" e da tanti anni impegnata a non dimenticare,
con i canti, la propria storia e quella di chi questi canti
glieli ha regalati, uno stimolo in più.
Linfa vitale per le radici di quell'albero che è la
nostra vita e che deve continuare a nutrirsi per dare ancora
fiori e frutti. Anche a questo può servire il suono di una campana,
portandoci lontano nei viali della memoria di antiche melodie
popolari.
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