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Agosto - Settembre 2006

In libreria l'ultimo libro di Michela Pezzani
I Segreti di una Campana Sommersa
La storia di qualcosa di realmente accaduto, che nel contempo sembra una favola, tanto è eterea, delicata e tenera

E’ pur vero che la lettura di un libro, se scritto bene e se il contenuto avvince, è una “ questione” a due: tu e lui, tu e quell’insieme di pagine, tu e il sogno che lui rappresenta, tu a la “vita” che ci vedi dentro. Non ci sono intermediari: tue lui. E basta. Un libro respira, vive, ti prende per mano, ti accompagna. Un libro “è”. E’ vero. Ma se si ha la fortuna, come in questo caso l’abbiamo avuta noi, in aggiunta, di conoscere personalmente l’autore del libro, le sensazioni che provi, leggendo, automaticamente diventano qualitativamente triplicate. Perché ti viene naturale associare quel che vedo scritto alla persona, come se fosse lei stessa lì  a raccontarti il tutto, a ogni pagina sembrerà un prezioso tubino il cui possesso rende orgogliosi. Ecco, è proprio questo, parola per parola, che è capitato a noi leggendo l’ultimo libro della Pezzani, giornalista de “L’Arena”, nonché “fine sognatrice”, come spasso ci capita d pensare riferendoci a lei. Michela sin da subito ti fa entrare, tramite il suo ultimo libro, in un mondo tutto particolare, dove l’apparentemente irrealizzabile, invece, chissà come, alla fine accade. “Una notte d’inverno ho sognato di mescolare con il manico di un martello il contenuto arrugginito di una vecchia scatola bisunta di legno scuro…”. Questo è l’incipit del suo libro. Neanche tre righe, ed eccoti già dentro il suo mondo, e ti vien voglia di continuare, e di scoprire cosa c’è oltre. E, man mano, leggendo, ti accorgi quanto la casualità possa sembrare un concetto astratto, e quanto invece, nelle nostre vite, sia “Il Destino". già scritto a nostra insaputa da qualcuno che probabilmente non conosceremo mai – ad essere predominante. Sono “tessere di un mosaico di memoria che si sta sgretolando e che Michela considera vitali per la sua anima curiosa -  scrive Grazia De Marchi nella sua prefazione al libro della Pezzani – uno stimolo alla ricerca delle nostre storie, delle storie della gente, per non dimenticare”. E’ la storia di un incontro, apparentemente casuale, con uno degli ormai rarissimi detentori dei nostri ricordi più belli, più veri: un vecchio ingegnere e fonditore veronese, ultimo discendente di mastri fonditori di campane, nonché testimone del tempo e proprietario di una delle più antiche fucine di bronzi d’Italia rimasta tutt’ora incontaminata, seppur in disuso, proprio a Verona. Non staremo qui a narrare alcunché, vi basti il titolo per immaginare lo sviluppo e le vicissitudini di questa antica campana. E vi basti anche l’aggettivo che affianca il sostantivo: “sommersa”. Nel profondo mare, aggiungiamo noi, così, per farvi un’altra piccolissima traccia. Chiudere gli occhi, e immaginate quel che volete. Fantasticate…Ma, sappiate, non è nulla a confronto della vera e proprio magia dentro la quale vi condurrà, accompagnandovi dolcemente per mano, Michela Pezzani. Buona lettura…

di Pucci Davoli

Articolo pubblicato su VeronaTime

 

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