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“Era un brav’uomo, proprio non me lo
aspettavo che si comportasse cosi”.
La luce della speranza che rivitalizza e dal profondo della
vita mette in moto un vigore di funzioni organiche che
improvvisamente si spegne e dalla luce che c’era, tutto
diventa nero. La vittima che viene prosciugata dal potere
del possesso del carnefice. Prima o poi qualcosa cambierà,
ma non è cosi scontato. La sofferenza è di per sé un
tema che non ha mia fine.
La sventurata bambina che resterà segnata dal seducente gioco
dell’adulto. Ora diventata grande cerca di annullare dalla
memoria i suoi atroci ricordi nascosti tra vecchie fotografie e
rivelati come atto liberatorio all’ascoltatore. Si confida la
donna, prende fiducia in se stessa e promette che svuoterà la
sabbia poco a poco dalle sue tasche per guardare di nuovo il Sole
che splende nella sua vita . Cosi si apre la prima storia di
questo lavoro. Con quel calvario che si chiama debolezza. Dolore.
Esempi di donne e di bambini ai quali è stato tolta la dignità di
vivere, un’ intera vita. E risuona nella loro mente
un’eco:
“Nulla cambierà sé non mi alzo da sola e
imparo che posso camminare di nuovo perché finche c’è
Vita c’è speranza, quella che forse ora credo di non avere
più”.
Durante questa grande esperienza mi
accorgo di spaziare nel creare e nello spiegare come
si intende far vivere in una piéce teatrale le
storie e le poesie scritte dalla Pezzani. Poi ancora
cercare, non arrendersi, pur sbagliando qualche passaggio
che sul proscenio delle prove non si è ancora masticato
bene, fino a metabolizzarne le cause, cosi da muoversi
naturalmente per poi alzarsi di nuovo e vedere insieme
come prendono corpo le varie forme di disagio sociale le
quali si mescola con il lavoro diligente e passionale dei ragazzi,
i giovani attori. Ebbene mi accorgo che alla fine siamo noi
e solo noi a stabilire la sconfitta o la vittoria sulla
sofferenza. Ogni volta, sempre tutto daccapo. Il dialogo non si
smarrisce: ritorna. Ti ritorna e ti rende il tutto. Come lo
avevi immaginato. Non resti da solo. Quindi dentro di te si
accende il motore della passione e tutto si illumina con il
sole del coraggio che precede l’azione. Di colpo l’aria sa di
pulito ed il quadro ti è chiaro. Non hai più nulla da temere
la forza della ragione accompagna il suono della voce e srotola la
lingua della saggezza. All’inizio lo abbiamo temuto il programma,
per cosi dire. L’incertezza e i dubbi si sono
presentati davanti a noi senza invito, proprio come fa il
postino quando ti lascia quell’urgente bigliettino verde nella
cassetta postale . Ma l’obbiettivo non ha scadenza, nulla si
stagna se veramente ti alzi e apprezzi ogni passo che fai .
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Roberto Adriani si è diplomato alla Scuola della Commedia
dell’Arte diretta da Carlo Bosco. Lavora per lo Stabile di Torino
nel “Progetto Domani” di Luca Ronconi. Collabora dal 2005 con il
Teatro “Alla Scala”di Milano. Fa parte del gruppo di Attori
Italiani di Patrice Chèreau. Lavora per “Da una casa di morti” in
coproduzione con il Wiener Festival, Festival d’Aix-en
Provence, Holland Festival, Metropolitan Opera New York e il
Berliner Festival.
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