Perché le donne, a volte, pur riconoscendo il proprio compagno
come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene e
a lasciarlo? Sperano sempre o desiderano che lui cambi, ma di
fatto si lasciano coinvolgere sempre più in un meccanismo di
assuefazione. Vite in codice. Quattro storie di violenza sulle
donne scritto dalla giornalista Michela Pezzani, da un’idea
del regista Roberto Adriani (prodotto da Teatro Impiria)
andato in scena all’Arsenale all’interno de “Il festival del
teatro di Verona”, racconta le storie di quattro donne
calpestate nella loro dignità che, pur di tenersi stretto un
uomo sbagliato, magari violento ed alcolizzato, hanno deciso
autonomamente di annullarsi. Vicende drammatiche realmente
accadute quelle, prima ascoltate dall’autrice Pezzani e poi
portate sul palcoscenico dai tre attori Pamela Occhipinti,
Sergio Bonometti e Gabriella Sartori. La rappresentazione ha
mostrato i volti femminili dominati dalla paura: paura di
restare sole, di non essere degne d’amore e di essere ignorate
o abbandonate. Sentimenti espressi non solo dalla scenografia
- un telo trasparente per dividere in due il palcoscenico - ma
anche dalla forza e dalla passione dei tre interpreti, che
hanno saputo trasmettere al pubblico le atrocità subite dal
sesso debole. Lo spettacolo ha fornito vari spunti di
riflessione sugli episodi di violenza che possono colpire
donne spesso troppo fragili per denunciare il fatto o anche
solo per confidarsi con amici e parenti. Troppe volte, da
quello che si percepiva dai dialoghi serrati, l’universo
femminile tende a giustificare i malumori del partner, il
cattivo carattere, l’indifferenza e perfino i tradimenti,
addossando su se stesso tutte le colpe