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La grande skipper Ellen MacArthur tiene a battesimo “Il manuale della vela” di Steve Sleight edito da Mondandori
La principessa dei solitari del mare
Barche, navigazione, meteorologia, manutenzione: la guida illustrata più completa, sicura e aggiornata per navigare e vivere questo sport che sta conoscendo un momento di fortuna mai visto prima

Ha 24 anni, è alta un metro e cinquantacinque centimetri, pesa sessantaquattro chili ed ha il mare nel sangue fin da quando era bambina. A 18 anni ha già circumnavigato in solitaria le Isole Britanniche su un Coribee di 21 piedi e viene eletta “Joung sailor of the year”. Dopo essere stata la pi giovane velista a ottenere la “Yachtmaster Offshore Qualification” con il massimo dei voti in tutte le materie,ha vissuto per tre anni in un container scrivendo 2500 lettere per trovare uno sponsor che le permettesse di partecipare alla Mini Transat e ottenendo solo due risposte parte ugualmente senza soldi, sponsor e biglietto di ritorno per la Francia per essere al via della Mini Transat, una regata del 1997 in solitaria che si svolge dal Brest alla Martinica: risistema con le sue mani una barca di sei metri e mezzo e partecipa all’impresa non passando di certo inosservata per le sue capacità. Solo un anno dopo trova uno sponsor che le mette a disposizione una barca adeguata di 15,24 metri ribattezzata Kingfisher(il nome stesso dello sponsor) con la quale prende parte alla traversata transatlantica “Route de Rhum” vincendo nella sua classe e classificandosi al quinto posto assoluto nonostante la serie di inconvenienti che la colpiscono,rottura del sistema idraulico della chiglia,rottura delle vele, guasto dell’impianto elettrico. Tenacia, capacità di non mollare e giovane età fanno della grande skipper inglese Ellen MacArthur una specie di fenomeno della vela. E’ lei la madrina del bellissimo libro dell’amico velista Steve Sleight, “Il Manuale della vela”, 320 pagine, Lire 55.000, edito da Mondatori. Un vademecum fondamentale e definitivo per i patiti del vento in poppa. I recenti allori della MacArthur sono il primo posto alla “2000 Europe 1 New Man Star” e il secondo alla “Vendée Globe”, 94 giorni di navigazione senza scalo ed una condotta di gara splendida. All’arrivo alle Sables d’Olonne gli applausi sono tutti per lei e al suo coraggio. Se non avesse incontrato sulla rotta un relitto semisommerso che le ha danneggiato la chiglia e l’ha costretta a rallentare per fare sommarie riparazioni, Ellen sarebbe arrivata in testa. Eccezionale comunque rimane quel tempo di regata della campionessa che è di un solo giorno di distanza dal primo classificato. “ La mia carriera di velista è un sogno divenuto realtà, un’avventura che si è trasformata nella mia vita , proprio come accade nei romanzi rosa”. E’ nata nel Derbyshire, una regione lontana dal mare, ma il sogno dell’acqua l’ha stregata fin da bambina. A otto anni fa le prime esperienze a vela durante le vacanze con la zia e subito scatta la scintilla della rivelazione. Per dieci anni risparmia sulle paghette per le merende scolastica e compra la sua prima barca, un dinghy di 2,5 metri al quale dà il nome di Threp’ny Bit. E’ Ellen Macarthur, la grane skipper soprannominata “la principessa dei solitari” che con una avvincente prefazione ha tenuto a battesimo un bellissimo “fresco di stampa” di Steve Sleight “Il manuale della vela” edito in Italia da Mondatori e tradotto a cura dell’Editoriale Menabò di Como e da Tommaso Padova. “Da bambina amavo sedermi sul pavimento della biblioteca della scuola, con la giacca a mo’ di cuscino e la schiena appoggiata al calorifero, completamente presa nel mondo della vela: i miei romanzi preferiti erano quelli di Arthur Ransome. Ho iniziato a navigare virando intorno al cortile della scuola nella mia barca immaginaria, per poi passare tutto il mio tempi libero a bordo di una deriva su un lago artificiale vicino a casa o costeggiando le piccole baie della costa orientale inglese. Per me l’acqua ha sempre rappresentato qualcosa di magico; ne amavo ogni aspetto… Da allora le cose non sono molto cambiate – racconta la “princesse des flots” – anche se il tempo e l’ambizione hanno allargato notevolmente i miei orizzonti e sono riuscita a provare esperienze ed emozioni che non avrei mai neppure sognato”. Ed è proprio sull’acqua che è avvenuto il primo incontro tra Ellen e il velista Steve Sleight la cui passione per la vela era così simile alla sua è alimentata dalla stessa concezione di questo sport non come hobby, ma come stile di vita. “ Con questo libro Steve ha qualcosa da offrire a tutti – sottolinea Ellen – da chi sente per la prima volta il richiamo dell’acqua,ai velisti con anni di esperienza alle spalle. Se siete in dubbio fate sempre riferimento a questo manuale”. Barche, navigazione, meteorologia, manutenzione, sicurezza, insomma una guida completa per andare a vela. Questi gli elementi de “Il manuale della vela” di Sleight che si distingue dagli altri libri in commercio sull’argomento proprio per l’immediatezza della scrittura e il dialogo stretto che scaturisce spontaneo con il lettore letteralmente attraendolo oltre la pagine esaurienti, approfondite e riccamente illustrate da splendide foto a colori e calamitandolo oltre l’immaginazione. Andare a vela comunque non è un gioco da prendere con leggerezza e sia che si tratti di piccole derive , sia che si affronti il mare aperto con una barca di grandi dimensioni,l’arte presuppone la padronanza di svariate tecniche e un grande senso di responsabilità, due regole base che non ammettono leggerezze. Ma saliamo sulla macchina del tempo e facciamo un salto fino al 1660 quando il Mary, uno yacht della Marina Reale, immortalato nel libro di Sleight in un’antica stampa d’epoca mentre spara una salva: donato a Carlo II fu l’imbarcazione che introdusse per la prima volta in Inghilterra il concetto di vela come sport. Oggi non esistono cure per chi è colpito dalla febbre della vela” riporta l’Introduzione del “manuale” ma non è sempre stato così”. L’idea della vela come sport o passatempo avrebbe sconcertato i marinai di una volta che contribuirono enormemente allo sviluppo del commercio e all’espansione della civiltà. Per quegli uomini la vela era un modo di vivere e si trattava sempre di vita dura ma che rappresentava l’unico sistema per attraversare gli oceani che ricoprono i due terzi della superficie terrestre. Commercio, esplorazioni e conquiste resero prospere e potente le grandi nazioni marinare e il segreto della loro potenza risiedeva nel dominio del mari che dipendeva a sua volta dall’abilità dei progettisti, dei costruttori e dei marinai nel realizzare e condurre l’enorme quantità di velieri ai quali erano affidate le sorti delle nazioni. Ne sono un esempio eloquente i “clipper” che venivano usati per rifornire velocemente i mercati occidentali e tra questi è impossibile non citare il Cutty Sark che è stato il clipper forse più famoso della storia. Dhow arabi con vele latine triangolari, giunghe cinesi ad albero corto , fragili canoe polinesiane a bilanciere e antesignane del catamarano e poi ancora un esempio dopo l’altro di secolo in secolo in secolo, di tradizione in tradizione, fino allo schooner America che nel 1851 fece vela per l’Inghilterra dove partecipò ad una regata con i più importanti yacht inglesi su una rotta da Cowes all’isola di Wight: oggi considerato il più antico trofeo sportivo internazionale l’America vinse il premio “Hundred Guinea Cup” , ossia la Coppa delle Cento Ghinee e fu ribattezzato America’s Cup (Coppa America). Tutto ciò e di più, compresa anche la storia di mercantili, navi da guerra e barche da pesca non manca nel manuale di Steve Sleight e le notizie non suonano soltanto come una buona infarinata di nozioni, ma hanno il sapore del romanzo che lascia il segno. Passare poi alla pratica è d’obbligo e chi si avventura nella “bibbia” di Sleight a questo punto non potrà più tirarsi indietro. “Venerdì 13 febbraio. All’alba le coste della Calabria e della Sicilia di fronte a noi – scrive nel suo almanacco di bordo e itinerario spirituale“ Diario italiano” Herman Melville, l’autore di Noby Dick, – Ci avviciniamo verso le dieci. L’una e l’altra sono molto alte e frastagliate, pittoriche.Molte case. Sulla cima delle montagne più alte, la neve. Ameno veleggiare nello stretto All’una gettiamo l’ancora nel porto, somiglia una laguna.Giornata di pioggia.Scendiamo a terra, all’ufficio di polizia. Mi perquisiscono per cercare carte, eccetera. L’hotel è in una bella strada. Grande Chiesa. Mi son fatto smacchiare il soprabito. 14 febbraio, sabato.Ier sera sono andato al Caffè vicino all’Opera per incontrarmi, se possibile, con il Dr. Lockwood della fregata “Constellation”…”.

di Michela Pezzani
 

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