Michela
Pezzani è ferrarese d’origine e cittadina
di questo piccolo mondo. Le radici “etrusche” del
suo romanzo breve sono l’ideale, la forza di
volontà,
la solidarietà, l’entusiasmo, la pace,
l’amicizia,
l’amore, i sensi. Ma perché nasce questo
libro? Aldo e Oberdan, il nonno e il padre della scrittrice,
nella
casa natale di mattoni rossi in riva al Po di Volano,
il canale ancora solcato dalle lente e pesanti chiatte
dirette
verso le Valli di Comacchio, le hanno insegnato che
una storia è come il motore di un camion: il
meccanico prima lo smembra sul bancone dell’officina,
poi lo ricompone pezzo per pezzo con le mani nude unte
d’olio
per rimontarlo sul telaio dell’idea. Il mestiere
dell’autrice ? Ieri insegnante, oggi lo scrivere.
Da quindici anni a Verona, ma sembra legata a filo
stretto alle magie nebbiose e sanguigne dell’estense
città di
pianura dove ha vissuto infanzia e giovinezza e si è laureata
in Materie Letterarie, si occupa di cultura e di spettacoli
sulle pagine del quotidiano L’Arena, ma anche
di cronaca, perché la cronaca è vita
e ha bisogno di essere narrata. La
fiaba ecologica Gli occhi verdi, che fa ricordare,
come dice qualcuno, le atmosfere orientali della Seta
di
Baricco,
sarebbe piaciuta al “principe
dell’utopia” letteraria Eduardo Galeano e al Fitzcarraldo del
fotogramma. Se l’”eroe”
controcorrente
del regista Werner Herzog fa l’impossibile
per trasportare una nave in cima ad un’altura amazzonica, al contrario
il falegname, contadino, tessitore di reti e allevatore di capre Odino, nipote
di un carpentiere e disegnatore di carte nautiche e mappamondi alla maniera
dei vecchi mercatores, dal paesino dell’Appennino tosco - emiliano
a novecento metri d’altezza vuole portare a valle il vascello costruito
in un decennio di duro lavoro. Silenzi, azione, speranza. L’avventura
straordinaria degli “eremiti” Odino
e Maria Isabella si condensa in un bosco secolare, simbolo dell’Eden
perduto e ritrovato i cui alberi vibranti sono canne d’organo. Le note
della suite Bergamasque di Claude Debussy e del Concerto per clarinetto e
orchestra di Mozart
fanno da controcanto al coro della natura e l’obiettivo del moderno
Ulisse, a cui il caso o l’Onnipotente scarica addosso un’insolita
deformazione della vista “come un effetto di gocce d’acqua sul
vetro”, è riuscire
a far navigare la colossale imbarcazione prima nel fiume Reno che attraversa
la fiabesca terra porrettana al confine tra
Emilia Romagna e Toscana e poi nei mari. Maria Isabella, affascinante figura,
ideale compagna di viaggio e fedele
Penelope, cuce a mano le vele, veglia le peripezie del marinaio e lo
nutre, ma un destino rabbioso e singolare soffia sulla
apparente
tranquillità della
narrazione come il vento sulle braci, fino al colpo di scena finale. Malattia, pentagrammi,
pittura, resurrezioni. Nella calma del vivere non consumistico, nel non assoggettarsi
alle consuetudini, lo scalpello della parola scava e
restituisce il volto delle origini. Tutto diviene forma artigianale. L’impossibile
diventa possibile se si abbraccia il sogno, quello che arriva a costruire
le cose, insieme, le fa muovere e strappa il sipario dell’ottusità per
cercare la non grettezza e all’orizzonte forse il Mondo Nuovo…camminare
in salita e in discesa, una luce in lontananza nella notte, un anello d’argento
smarrito e ritrovato, i portolani di Colombo e Magellano, gli uccelli, un
quadro di Watteau, il colloquio con gli animali, ruscelli, sorgenti, una
carezza,
stringersi, la passione, la pioggia. Questo è un raccontare non stantio,
che fa pensare. E tu che leggi sei narratore e come tale potrai scoprire
tra poco,
di Michela
Pezzani, un nuovo romanzo con protagonista il giovane Wolfgang Amadeus Mozart.