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tu per tu a Cavalese con uno degli ultimi artigiani
del
cembro della Val di
Fiemme. La
sua bibbia è il
volume illustrato sui piccoli esseri dal berretto a punta
pubblicato vent’anni fa.
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L’intagliatore di legno che è amico
degli gnomi
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C’è un
libro uscito in Italia oltre vent’anni
fa che è andato a ruba sugli scaffali delle librerie
e divenuto oggi oggetto di culto e chicca letteraria
viene tuttora richiesto da ragazzi e adulti. I protagonisti
del
volume “Gnomi” edito dalla Rizzoli nel 1978
con testo di Wil Huygen, tradotto dall’inglese
da Maria Duca Buitoni e meravigliosamente illustrato
dai disegni
di Rien Poortvliet, sono quegli esserini del bosco alti
appena 15 centimetri, escluso il cappello rosso a punta
naturalmente e sette volte più forti di un essere
umano, con un odorato diciannove volte più sensibile
del nostro e che hanno l’esclusiva concessione
da parte di Madre Natura di mettere al mondo sempre coppie
di gemelli. Anche il grande medico e scrittore svedese
Axel Munte, sì proprio lo storico proprietario
dello storico rifugio (ora museo) di Anacapri a strapiombo
sul
mare, ce lo conferma nel suo diario capolavoro “La
storia di San Michele” (uno dei più letti
del ‘900
che egli, su consiglio di Henry James scrisse a 7° primavere
suonate quando una grave malattia agli occhi lo costrinse
a vivere nel chiuso delle stanze) e racconta agli scettici: ”Sono
molto meravigliato di sapere che c’è gente
che non ha mai visto uno gnomo. Non posso fare a meno
di provare compassione per loro. Qualcosa non va. Certamente
la loro vista non funziona bene”. I personaggi
di “Gnomi”,
questo grosso album delle meraviglie, vademecum della
vita segreta di quegli straordinari abitanti dei boschi
cari
all’inglese John Ronald Reuel Tolkien e sovrani
della fantasia di ogni lettore romantico, possono senza
alcuna
difficoltà indagare nel nostro vero Io e la loro
saggezza dipende anche, in un’infinita girandola
di ragioni, dal fatto che per vent’anni della loro
lunghissima esistenza si sono dedicati come apprendistato
alla contemplazione
e ad osservare la vita. Ma non è tutto. E’ bene
che noi sappiamo che la storia del piccolo grande popolo
vanta il
privilegio di rendez-vous speciali, basti pensare allo
gnomo che conobbe Rembrandt ed ebbe da lui in persona
importanti confidenze dietro le quinte e allo gnomo amico
di Mozart, essendo tra l’altro ancora vivo e vegeto
al di sotto dell’età media di quattrocento
anni e che descrisse il “genio” al lavoro. “Vieni,
c’è una strada nel bosco” recita un’antica
canzone della nostalgia che intonavano i nostri genitori
ed i nostri nonni e proprio quel sentiero, o uno simile
a quello evocato dalla strofa, è raggiungibile
sulle montagne della Val di Fiemme dove l’artista
Giulio Fontana, uno degli ultimi artigiani intagliatori
di legno
di cembro che di gnomi sa davvero tutto perché è loro
amico nonché custode della tradizione degli alberi
e della loro polpa, vive “l’avventura della
fantasia” con la moglie decoratrice Eleonora e
i giovani figli Luigi e Michele nella loro bottega che
profuma
di resina e cortecce.
Quarant’anni
di esperienza e una grande passione. L’artigiano
intagliatore Giulio Fontana, detto “il
Picchio, classe 1944, capelli candidi, grembiule blu
con pettorina e occhiali, col bosco stringe un rapporto
di
amicizia, per non dire d’amore ed ha ereditato
l’imput
artistico della scultura lignea non da sua padre o dal
padre di suo padre, ma da mastro Tito Giacomuzzi, uno
zio di sua madre ed ora dopo una vita di “cercatore
d’anima” dentro
gli alberi, ne sta tramandando la bellezza ai giovanissimi
figli Luigi e Michele, già abili seguaci dell’eclettico
papà. “Ho sempre letto molto e continuo
a farlo ed uno dei miei racconti preferiti è La
leggenda del santo bevitore di Joseph Roth per la forza
e la carica umana che sa trasmettere,
ma il libro che ho nel cuore è quello che racconta
dei miei consiglieri gnomi. Ne parlo sempre con mio figlio
Luigi e lui in cambio mi svela le saghe di Tolkien e
specie quelle evocate nella trilogia de Il Signore degli
anelli”.
La bottega della famiglia Fontana non lascia dubbi. Gli
scaffali che tappezzano le stanzette della piccola casa
situata nella parte alta di Cavalese, a due passi dal
bosco, sono fitti di personaggi con il cappello a punta,
la barba,
i baffi, la casacca, la cintura e gli stivali di pelo:
scaturiti dagli alberi grazie all’arte dello scalpello
e del bulino, ordinatamente affacciati quasi fossero al
balcone, sembrano
proprio soddisfatti di ciò che il mastro Geppetto
pensa di loro. “Io gli gnomi li ho visti nel loro
habitat naturale e li ritraggo così come sono
- con un magnetico sorriso rassicurante ci confida Giulio
Fontana nella sua officina
di fiaba, chino sulla morsa e intento a scolpire il viso
di uno gnomo - ma le prime sculture che ho realizzato
non riguardavano loro, ma una serie di soldati spagnoli
del
16° secolo. Poi sono passato al ciclo dei personaggi
del ciclo di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola
Rotonda – aggiunge mostrandoci gli esemplari di
ambedue le storie tirando giù da un’alta
mensola prima Mago Merlino e poi Lancillotto - Per le
opere utilizzo soltanto
il legno cembro che vado a raccogliere personalmente
nel bosco. E’ un materiale che può essere
lavorato con facilità ed ha una virtù speciale:
per salvarsi produce una resina che lo aiuta a proteggersi
dagli sbalzi di temperatura ed anche dopo che intagliato
una figura nel cembro succede che la resina esca ancora.
Il sodalizio, con gli gnomi, è venuto in seguito,
anche se l’ho avuto sempre dentro”.
Dell’albero genealogico degli gnomi Giulio Fontana
conosce ogni ramo ed ogni foglia e durante la conversazione
sono tanti gli spunti letterari e cinematografici da
lui sollecitati capaci di far sognare, compreso quel
vecchio
sceneggiato su elfi e folletti “Gianni e il magico
Alverman” che un trentennio fa la TV dei Ragazzi
mandava in onda sulla Rai: ma è una famiglia di
gnomi in particolare che Fontana segue con speciale zelo,
quella
dei “picchiettanti” sulla quale il figlio
Luigi ha addirittura scritto un volumetto corredato da
schizzi
in bianchi e nero usciti dalla sua matita e che comincia
con “Tempo fa ci trovammo in possesso di un antico
diario
manoscritto di un autore anonimo(diario che tra l’altro
adesso è misteriosamente sparito).
Su tale documento erano raccontate le peripezie di curiosi
esseri che l’autore chiamava picchiettanti: Questi
piccoli gnomi popolavano le vallate alpine. Vivevano
in profondissime gallerie ed avevano un compito molto
importante
: erano i custodi dei tesori delle streghe e delle fate
e in cambio dei loro servizi si impegnavano a non maltrattare
gli animali e le piante del bosco”.
Sono dunque ventisette i famigerati picchiettanti e tutti
gelosi dei propri segni particolari: seduto sul tronco,
con candela e fiammifero, con lanterna, con camicia da
notte, suonatore di zufolo, suonatore di fisarmonica,
suonatore di Alpenhorn, con
cravattino, gnometta con bambola, tirolese vestito a
festa, con minerale in mano, con corda, con fiore, con
badile,
con piccone, con scure, sciatore a riposo, con carriola,
con
boccale, con fungo, seduto, con uccellino, sciatore in
azione, snowboard, maestro ed infine pattinatore, ciascuno
contrassegnato da un numero
come nel gioco della smorfia. “Il nome picchiettanti
deriva dal rumore che gli gnomi producono scavando le
loro gallerie- sottolinea Giulio Fontana e
con una serenità invidiabile ha il potere di renderci
partecipi del suo mondo: una singolare dimensione ispirativi
che però deve fare i conti con le realtà e
le difficoltà oggettive, in termini economici,
di un mestiere da “sopravissuti”. Vivere
per così dire
di gnomi è infatti pressoché impossibile
e la famiglia Fontana è perciò costretta
a dedicarsi, ma sempre e rigorosamente in modo artigianale,
alla realizzazione di altri oggetti artistici come giocattoli
in legno, presepi di carta incollati su legno e tagliati
a sagoma, decorazioni natalizie e souvenir richiesti
sia in Italia che all’estero. “Quando ero
ragazzo, finita la scuola si andava subito a bottega
e a 14 anni
ho iniziato ad apprendere l’arte
dell’intaglio da
una coppia di maestri della Val Gardena. I soggetti?
Specialmente cerbiatti - Spiega Giulio
Fontana - A vent’anni poi ho incontrato l’architetto
Dario Dezulan, l’artista che ha progettato le scuole
di Cavalese. Era un appassionato del legno e da lui ho
imparato a dare risalto all’utilità di questo
prezioso materiale mettendone in secondo piano la sua
funzione voluttuaria di abbellimento”. Dal disegno
all’opera
finita, insomma, nel laboratorio dei Fontana l’idea
si trasforma in realtà e una serie di committenze
fisse caratterizza l’attività della famiglia
che ogni anno realizza il reggilibro per la cerimonia
di premiazione dell’appuntamento letterario “Campiello
secondo noi” di Predazzo, trofei per importanti
avvenimenti sportivi, e il pannello annuale del Trofeo
Pigi, istituito
in memoria di un ragazzo della Val di Fiemme morto per
un male incurabile. “Anche il campione di sci Alberto
Tomba quando aveva 17 anni e gareggiava in Coppa Europa
B si è conquistato
in premio al Cernis un grande boccale intagliato nella
nostra bottega - prosegue il maestro con soddisfazione
sfogliando l’album di famiglia fitto di foto e
bozzetti, molti dei quali ispirati a De Pero, Matisse,
Le Corbusier, e
Ricasso. “Se pensiamo a come andava questo lavoro
durante la guerra, noi dobbiamo considerarci dei fortunati
- aggiunge Fontana - Quando
c’era la fame gli artigiani mettevano le loro opere
nello zaino e partivano alla volta di Parigi per cercare
di venderle. Oggi, anche se si fa fatica, il problema è un
altro. Il problema è che la macchina finisca per
sostituire il lavoro manuale e già molti lavori
in vendita nei negozi le mani non le hanno mai viste,
o meglio, solo per i ritocchi finali mentre tutto il
resto è fatto
in serie, una cosa che detesto, in tutti i sensi”.
Il motto ҏ meglio poco ma buonoӏ infatti
il leit motiv dei Fontana ed ogni magia uscita dal loro
ingegno è, certificato alla mano, un pezzo unico.
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di
Michela Pezzani - L’Arena 4 settembre 2000 |
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